Come nasce l’idea creativa per uno spot e come si trasforma in pubblicità

Ogni volta che si trova davanti a uno schermo, che sia quello di uno smartphone o quello di una TV, e uno spot riesce a catturare la sua attenzione, chi si occupa di marketing si interroga su come sia stato raggiunto quell’obiettivo.

Ancora di più questo accade quando quella pubblicità riesce a raggiungere le emozioni, come nel caso dello short movie “The Glance”, realizzato dal regista Benito Montorio per illimity.

Montorio ha iniziato la sua carriera come regista di documentari, immergendosi in alcuni degli ambienti e delle organizzazioni più pericolose del mondo. Nel mondo della pubblicità ha invece lavorato per clienti come VW, AT&T, Barclays, Johnnie Walker, KFC, BBC, Guinness, Robinsons e John Lewis, per menzionarne alcuni, vincendo numerosi premi ai più importanti festival del settore, tra cui possiamo elencare 10 British Arrows, 3 Cannes Lions, svariati Craft Awards e infine un D&AD nella categoria Best Direction per il suo recente spot per Cesar.

Abbiamo rivolto alcune domande a lui e all’agenzia DLV BBDO, per capire meglio come si passa dall’idea creativa alla realizzazione pratica di uno spot così coinvolgente ed emotivamente importante, partendo dai dati di una ricerca come quella promossa da illimity e realizzata in partnership con Episteme, sulla forza dell’incoraggiamento che sblocca il potenziale nascosto in ciascuno di noi e ci consente di realizzare con successo sogni e progetti.

Parlare al cuore, parlando di una banca

Quando ti è stato chiesto di raccontare storie di persone per raccontare i valori di una banca, qual è stata la prima cosa che ti è venuta in mente?

«Mi concentro sulla storia, stiamo interpretando quei momenti di esitazione e incertezza in cui siamo in grado di rassicurarci e siamo lì per noi. Sono stato in situazioni simili molte volte (anche con una banca, che ci crediate o no)».

Qual è stato il processo dell’idea creativa, partendo dai dati della ricerca sull’incoraggiamento per esprimere il proprio potenziale?

«L’idea creativa di The Glance nasce da una storia vera e si basa sulla vita di tutti i giorni. Nessuna finzione.

È una visione molto semplice delle persone ed è per questo che è emerso un messaggio così potente. La ricerca sull’importanza dell’incoraggiamento per esprimere il proprio potenziale ha solo confermato l’intuizione».

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Dalla realtà alla fiction, restando veri

Ogni attore sembra perfettamente identificabile con il suo ruolo. Come è stato scelto il cast? 

«Abbiamo cercato persone vere che hanno vissuto questi momenti. I bambini, ad esempio, non sono attori, sono bambini che hanno vissuto esperienze difficili e avrebbero potuto facilmente ricreare e rivivere quelle situazioni.

Il fratello e la sorella africani non sono attori bambini della classe media che hanno imparato a sorridere di fronte a una telecamera. Sono veri bambini con esperienze ed emozioni crude e forti.

Allo stesso modo, la madre e la figlia single sono imparentate con il davvero, e la bambina sta consolando sua madre perché è una situazione che hanno davvero vissuto.

Il giovane nuotatore è un vero nuotatore. Abbiamo anche usato attori professionisti, ma sono stati selezionati anche perché avevano qualcosa di speciale.

Quindi, si tratta di scegliere persone con la giusta esperienza di vita».

Come si fa a sacrificare parte del girato per ottenere formati diversi, da 60 a 30 secondi?

«Crediamo che tutte le storie del film siano abbastanza potenti per essere isolate e parlare da sole.

Per questo oltre ai tagli da 90″ e 60″, abbiamo deciso di sfruttare al meglio le diverse  singole scene».

Source: http://www.ninjamarketing.it/

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