Largo ai giovani designer: un recap dal Salone Satellite 2019 all’insegna della sostenibilità

Se si pensa al futuro del design, il Salone del Mobile guarda a una cosa sola: il Salone Satellite.

Il format ideato e curato da Marva Griffin è arrivato quest’anno alla 22esima edizione. Nato, infatti, nel 1997, si è evoluto ed è diventato la manifestazione dedicata ai giovani designer più ambita e prestigiosa al mondo.

Nei padiglioni 22-24 l’aria che si respirava nei giorni della Design Week era davvero unica: l’atmosfera era vibrante di creatività ed entusiasmo, e si comprendeva istantaneamente quel sentimento di evoluzione e innovazione che gli under 35 partecipanti alla manifestazione hanno voluto portare al mondo del design.

Il focus è stato indubbiamente quello della sostenibilità e di un design environment-friendly. La quasi totalità dei progetti esposti si concentrava sul riciclo, sulle ultime battute del ciclo di vita dei prodotti, su un utilizzo dei materiali alternativo e responsabile. L’obiettivo dei talenti del design, infatti, è stato quello di stupire, di creare nuovi sensi, di far riflettere su un futuro pieno di sfide.

FOOD as a DESIGN OBJECT” è la provocazione lanciata dal Salone Satellite a questa nuova generazione di designer, in grado di aprire il dibattito sulle opportunità che il settore alimentare offre al mondo della progettazione. Ecco quindi che gli spunti creativi si sono diretti verso tematiche come l’analisi del ciclo produttivo e di consumo, della gestione degli scarti e dei rifiuti, dei processi educativi.

Al Salone Satellite non si è parlato solo di progettazione, quindi, ma anche di molte tematiche in grado di farci riflettere sulle direzioni da prendere in futuro. Stand dopo stand, lungo il nostro percorso abbiamo capito che ogni giovane designer ha qualcosa da raccontare, una sua visione del futuro e del design, costruita attraverso progetti in grado di sprigionare creatività e vivacità.

Vi raccontiamo i progetti che ci hanno stupito di più, che ci hanno fatto immergere completamente nel futuro del design.

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SaloneSatellite - Vincitore terzo posto

SaloneSatellite - Vincitore terzo posto Il progetto vincitore del terzo premio del SaloneSatelliteAward

SaloneSatelliteAward: i vincitori

Il SaloneSatelliteAward, arrivato alla decima edizione, viene assegnato da una Giuria internazionale di grandi protagonisti del mondo del design, che sceglie i tre migliori prodotti presentati. Come non andare a cercarli nella mostra collettiva al centro del padiglione (novità del Salone Satellite 2019)?

Quest’anno il primo premio se l’è aggiudicato Kobe Leather, progetto di Kuli Kuli. Questo studio giapponese ha sede a Kobe, famosa per la sua carne di altissima qualità. I designer sono stati i primi a lavorare con i manti dei manzi locali, che tradizionalmente non vengono utilizzati, per una collezione di prodotti molto curiosa. Secondo posto per lo studio tedesco Philipp Hainke con Halo, una sedia a base di canapa e caseina. Ci sembravano disegni fatti con una penna a punta sottile, ma in realtà erano il progetto vincitore del terzo premio, 2.5 Dimensional Objects di Baku Sakashita, strutture di filo 3D sottili appena 0,3 mm, molto innovative e raffinate.

Ai tre premi “classici” vanno aggiunte le menzioni speciali assegnate dalla Rong Design Library, rispettivamente Koko Loko dello studio croato Koko e Nebula Lamp di Studiomirei. Il premio speciale Intesa San Paolo (che premiava il progetto che meglio sposava il tema di “FOOD as a DESIGN OBJECT”), invece, è andato a Re.Bean Coffee Stool/Sgabello, di Melbourne Movement/Kristen Wang.

SaloneSatellite Kuli Kuli Kobe Leather

SaloneSatellite Kuli Kuli Kobe Leather Il vincitore del premio più ambito: Kuli Kuli con il suo progetto Kobe Leather

Gwilen – Marine resources for sustainable design

Il progetto di Yann Santerre si ispira alla figura del designer come “global thinker”, e si basa sul concetto di “interruzione ecologica” più che su una “transizione ecologica”. In questo progetto, lo studio francese sfrutta i fanghi e i sedimenti marini nei pressi dei porti per creare un nuovo rivestimento, un materiale dall’impatto ambientale ridotto e facile da manipolare, così da ottimizzare anche la fase produttiva.

Tra i prodotti realizzati con questo rivestimento c’è il curioso tavolino, con struttura in metallo. Le linee essenziali e le forme geometriche fanno risaltare il piano ottenuto dai sedimenti marini, che a loro volta conferiscono all’oggetto grande unicità, essendo tutti i pezzi diversi tra loro.

SaloneSatellite Gwilen

SaloneSatellite Gwilen Il riciclo di sedimenti marini nei pressi dei porti è alla base del progetto dello studio francese Gwilen

Philippe Hainke – Halo

Un altro dei progetti che ci ha colpito è proprio il vincitore del secondo premio del SaloneSatelliteAward. La sedia Halo di Philippe Hainke rientra nel suo progetto di ricerca Organico, che utilizza risorse tradizionali e rinnovabili per lo sviluppo di un materiale molto innovativo. Un composto adesivo di idrossido di calcio e caseina viene usato per pressare fibre e scarti di canapa per farli diventare forme solide. Ecco quindi che si crea una struttura a sandwich con un rivestimento in tre colori differenti.

Il risultato? Halo è un oggetto con un’estetica in qualche modo a metà tra natura e tecnologia, che contribuisce a un nuovo e sostenibile modo di pensare i materiali e i cicli di vita di un prodotto. Nello stand del designer si notava subito tutto il suo entusiasmo e la soddisfazione per quanto creato e per il risultato ottenuto. Ci ha anche fatto testare il suo prodotto, indubbiamente interessante e con un plus aggiuntivo: il materiale con cui è creato lo rende davvero leggerissimo!

SaloneSatellite Philipp Hainke

SaloneSatellite Philipp Hainke Sostenibile e leggera: la sedia Halo di Philipp Hainke ci ha subito conquistato

Luca Alessandrini e Henry & Co. – Pensiero Materia

Tra i progetti che mettono al centro la sostenibilità, impossibile non venire colpiti da questo stand. Pensiero Materia è un progetto che unisce due realtà italiane differenti, che basano la loro attività sulla ricerca e sperimentazione di nuovi materiali. Esposto nel loro stand c’è anche il manifesto del bio-design italiano, con i sei prodotti alimentari che riutilizzano per creare oggetti di design. I principi cardine del manifesto sono quattro: economia circolare, riduzione dei consumi, filiere agro-alimentari e nuovi materiali.

I progetti presentati recuperano materiali di scarto per far nascere oggetti di uso comune. Tra questi, un set di oggetti da cucina stampati in 3D e realizzati con plastica bio ricavata dallo scarto del pomodoro (un materiale innovativo ideato dall’azienda siciliana Kanesis), la lampada da tavolo “Arco” con un rivestimento realizzato con Wascoffee, materiale ricavato dallo scarto del caffè di Autogrill, i pannelli di assorbimento del suono “Kite“, realizzati con un composto schiumoso formato con il corpo vegetativo dei funghi, il lampadario modulare “Peel“, realizzato con un biocomposto 100% naturale, biodegradabile e addirittura commestibile (i designer di Pensiero Materia, però, ce lo sconsigliano come spuntino di metà mattinata), caratterizzato dal riutilizzo delle bucce delle arance.

SaloneSatellite Pensiero Materia

SaloneSatellite Pensiero Materia Pomodori, funghi, caffè, mais, argilla e arance. Questi i materiali alla base del manifesto del bio-design di Pensiero Materia

Mendel Heit – Confetti

Lo studio berlinese di Mendel Heit si concentra sull’innovazione, unendo i vantaggi della produzione tecnologica con l’autenticità dell’artigianato. La sua produzione riguarda complementi d’arredo e altri prodotti realizzati con le tecniche dell’artigianato digitale ma anche mediante la lavorazione grezza del metallo, del vetro e delle ceramiche. Siamo rimasti subito colpiti dalla sua linea denominata “Confetti“.

Apparentemente i rivestimenti utilizzati per lo sgabello, il tavolino e la credenza sembrano di marmo, viste le curiose macchie di colore, ma in realtà sono realizzate grazie al riciclo dei tappi delle bottiglie ritrovati sulla costa atlantica combinati con il legno e il metallo.

SaloneSatellite Confetti

SaloneSatellite Confetti Tappi di plastica riciclati danno vita a giochi di colore molto accattivanti: ecco lo sgabello Confetti

Very simple studio – Very simple kitchen

Il progetto dello studio bolognese Very simple studio dimostra come dalla semplicità si possa ottenere dei risultati strabilianti. Le cucine realizzate sono dei sistemi modulari facilissimi da configurare e veloci da assemblare. I materiali utilizzati sono quelli dei banchi da lavoro tradizionali, in grado di sopportare grandi stress anche in un ambiente industriale. Ecco quindi che la struttura in metallo (personalizzabile in qualsiasi colore) è unita a dei piani in cemento, marmo o legno. La composizione che ne risulta è davvero unica per la sua semplicità. Forme regolari e materiali grezzi danno vita a una cucina diversa dal solito.

Ed è proprio dal fatto di essere “stanchi di vedere le stesse vecchie cucine, tutte fatte con gli stessi colori e senza personalità” che lo studio è partito per la realizzazione di Very Simple Kitchen. Il plus assoluto è la possibilità di personalizzazione, grazie ai vari moduli che possono essere accostati a seconda dei propri gusti ed esigenze.

SaloneSatellite Very Simple Kitchen

SaloneSatellite Very Simple Kitchen Very Simple Studio, Very Simple Kitchen… Very Simple Design! Una cucina semplice ma molto funzionale e d’impatto quella dello studio di design bolognese

Jean-François C. Lemay – Architecture, furniture without fasteners

Siamo abituati, ormai, a montarci i mobili autonomamente grazie ad IKEA e ai suoi famosi manuali d’istruzioni. Il progetto dell’architetto franco-canadese Jean-François Lemay, però, va al di là del prendere qualche cacciavite e un paio di tasselli per assemblare un oggetto d’arredamento. Per dare vita ai suoi tavoli e alla sua libreria, infatti, non serve nessun tipo di utensile. Grazie agli incastri e agli angoli morbidi e smussati si potrà montare degli arredi stabili, forti e robusti (i tavoli sopportano un peso di più di 100 kg).

Il sistema di incastri e le rifiniture fanno sì che non ci sia nulla di analogo sul mercato: una soluzione davvero innovativa che consente a chiunque di montare, smontare e rimontare un pezzo d’arredo in pochissimo tempo. 

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SaloneSatellite J.F. Lemay

SaloneSatellite J.F. Lemay Dimentichiamoci di martelli, cacciaviti, tasselli e bulloni, con il progetto di J.F. Lemay

Joanna Sieradzan – Svarog

Le forme e l’anima che trasmettono gli oggetti del progetto Svarog, invece, sono ciò che ci ha fatto incuriosire dello stand della designer Joanna Sieradzan. Gli arredi del suo progetto sono il risultato di una combinazione di un design ottenuto grazie a tecniche di fabbricazione moderne e di componenti che ricordano le leggende e le favole della cultura slava (il nome “Svarog” fa riferimento a una delle più importanti divinità del mondo Slavo, considerata il padrone degli dei).

Una poltrona che ricorda la sagoma di un cervo, un tavolo con una struttura a forma di radici con una base rotonda in vetro, lampade che ricordano i rami di un albero ed evocano un’atmosfera fiabesca, questi e tutti gli altri pezzi esposti, insieme al sapiente utilizzo del legno e alle forme molto particolari evocano una componente un po’ “wild” che convive però con la delicatezza e l’eleganza espressa dalla giovane designer.

Tutti i prodotti sono realizzati utilizzando sapientemente una tecnica di lavorazione del legno che utilizza le macchine a controllo numerico (altrimenti dette CNC, Computer Numerical Control), il cui movimento è comandato da un software gestito dall’operatore, una tecnica comune nel mondo della digital fabrication.

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SaloneSatellite-Svarog

SaloneSatellite-Svarog Sembra di entrare in una fiaba, quando ci si ritrova nello stand di Svarog, lo studio di Joanna Sieradzan

Hamanishi Design – Burning metal

Lo studio giapponese di Kunikazu Hamanishi è tornato al Salone Satellite con un progetto davvero particolare. Siamo rimasti davvero affascinati, infatti, dalle modalità di trattamento dei materiali e delle superfici utilizzate da questi designer: il progetto Burning Metal è una collezione di lampade, vasi e contenitori in lega di titanio ossidata, con un effetto luminoso e iridescente.

Per ottenere questo risultato il metallo viene scaldato, così da creare le ombre che lo caratterizzano. La precisione dei pattern è dovuta a un sapiente utilizzo della tecnologia digitale, che aiuta quindi i designer giapponesi a realizzare dei pezzi molto regolari e dall’estetica ben definita.

SaloneSatellite Burning Metal

SaloneSatellite Burning Metal Pezzi di titanio che diventano complementi d’arredo: Hamanishi Design in Burning Metal

AM Studio – Nido Armchair

Impossibile non citare questa poltrona comoda e curiosa. Nido è un’evoluzione della sedia a dondolo che sembra dire “siediti e rilassati” appena la guardi. Con una struttura in metallo e un grande cuscino che ne costituisce la seduta, questa poltrona offre comfort e calore allo stesso tempo. È inclusa, infatti, una coperta morbida e calda da poter attaccare al cuscino: basterà trovare la propria posizione preferita e iniziare a dondolare per godersi il caldo relax.

Insieme alla sedia Nuvoletta e alle pareti divisorie Vrabac sono opera di AM Studio, dei giovani designer Anica Andrić e Milan Karišik, cresciuti in Serbia e specializzati al Politecnico di Milano.

SaloneSatellite-Nido

SaloneSatellite-Nido La pausa relax al Salone Satellite l’abbiamo passata chiacchierando con i designer di AM Studio e dondolandoci su Nido

Source: http://www.ninjamarketing.it/

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