Sarà la creatività l’abilità del futuro, ovvero la capacità di “unire i puntini”

  • Le professioni nascono o diventano obsolete in continuazione
  • La chiave del successo passa per la creatività, per questo va insegnata a scuola e al lavoro
  • La creatività che porta all’innovazione è una capacità combinatoria. I 5 consigli della London Business School su come essere “a prova di futuro”

Nonostante i numerosi tentativi nella storia umana, non siamo mai stati particolarmente bravi a prevedere il futuro. Oggi lo siamo senza dubbio meno che mai.

Il cambiamento sembra essere costante, e accelerare sempre di più in termini di portata e di velocità. Quindici anni fa non esisteva Facebook, 40 anni fa la musica si ascoltava al più su CD, 60 anni fa non avevamo idea di cosa fosse un personal computer. Questo ci fa capire chiaramente a che velocità il mondo stia balzando in avanti. Nell’arco di vita di una persona si sono letteralmente affermati nuovi bisogni, nuove professioni, modalità completamente nuove di intendere la vita e il ritmo non accenna a decelerare.

Come possiamo stare al passo con questa inesorabile corsa a ostacoli? Come possiamo assicurarci che le abilità e le capacità che stiamo apprendendo oggi non siano obsolete a breve? Soprattutto, cosa possiamo insegnare agli adulti di domani perché non lo siano le loro, quando verrà il momento?

Nuove professioni emergono continuamente dal pentolone in ebollizione di social network, siti, app e startup in cui viviamo, e contemporaneamente vecchi mestieri cambiano, evolvono o si reinventano completamente alla luce dell’innovazione digitale.

Il lavoro di chi scrive ne è un esempio: fino a 20 anni fa il mestiere di scrivere era riservato a scrittori e giornalisti, con poche varianti. Oggi l’emergere della centralità dei motori di ricerca, e quindi della scrittura SEO, per posizionarsi al primi posti della SERP e farsi trovare su Google, ha incredibilmente ampliato la portata e la necessità di figure con la capacità non solo di scrivere ma anche di piegare il digitale al proprio volere.

Una figura, così come le altre presenti nel sottobosco del digitale che ormai permea ogni attività, le cui skill devono evolvere e migliorare alla stessa velocità con cui cambia la tecnologia che adopera. Tempi brevissimi, da apprendimento continuo, cui chiaramente la scuola e gli insegnanti non fanno in tempo ad adeguarsi prima che il tutto sia già obsoleto.

 

L’imprevedibile prevedibilità del futuro

E allora? Quali saranno le abilità fondamentali? Come facciamo a prepararci (e preparare i giovani) all’imprevedibile futuro che ci aspetta?

Come suggerisce ironicamente Yuval Noah Harari, il celebre saggista autore del ben noto 21 Lessons for the 21st Century: 

Il miglior consiglio che si possa dare a un quindicenne oggi è: non fare troppo affidamento sui consigli degli adulti. Hanno buone intenzioni, ma non capiscono il mondo in cui vivrai tu.

La verità è che non si tratta tanto di trasmettere “conoscenze”. Non basta (anche se male non fa) aggiungere le materie STEM (science, technology, engineering and mathematics) a scuola, o l’informatica, che comunque i giovani impareranno sempre di più in maniera automatica, in quanto completamente nativi digitali. Non è questione di aggiungere informazioni alla già enorme mole di dati con cui sono bombardati, ma di insegnare ad organizzare e metterle in ordine perché siano fruibili. Non conoscenze quindi, ma capacità.

 

Non è possibile preparare con tempismo a ruoli come il designer di organi e parti del corpo, il chirurgo della memoria, il mentore di robot…saranno i lavori del futuro, va bene, ma oggi non esistono neppure. Quello che si può e si deve insegnare è la capacità di cambiare, di reinventarsi e reinventare la propria visione delle cose. 

Il mondo di oggi, e ancor più quello di domani, è pieno di opportunità che nascono e muoiono in continuazione. Devono sapere che rispondere alla domanda “che cosa fai nella vita?� sarà sempre più difficile, ma che se rimangono aperti e curiosi avranno sempre una risposta da dare.

La competenza migliore che si possa insegnare ai giovani è la creatività per vedere opportunità dove altri scorgono solo problemi, cogliere velocemente il cambiamento e creare nuove occasioni.

 

Corsi di creatività per tutti

Ma cos’è la creatività? Siamo stati cresciuti pensando che esistano persone creative e altre logiche, come se la prima fosse un tratto riservato agli artisti, a chi non era portato per le materie scientifiche, una cosa che alcuni hanno e altri no. L’ingegnere non è creativo, anzi, se lo fosse avrebbe sbagliato mestiere.

Questa visione profondamente errata nasce probabilmente dal non aver mai letto la definizione che dà il dizionario stesso:

creatività
/cre·a·ti·vi·tà/
sostantivo femminile
Capacità produttiva della ragione o della fantasia,
talento creativo, inventiva.

O ancora meglio, come l’ha definita Henri Poincarè: “Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utiliâ€�.

 

Insomma, è la capacità di trasformare ciò che c’è in qualcos’altro. Non di reinventare la ruota, ma di trovare una nuova, inedita modalità per utilizzarla.

È inventiva: percepire il mondo in modi nuovi, trovare modelli nascosti, di creare connessioni tra fenomeni apparentemente estranei per generare soluzioni.

Se guardiamo alle più grandi innovazioni della storia umana, sono tutte manifestazioni di questa straordinaria capacità. Facebook non ha inventato i social network, né i social network avevano inventato la possibilità di mettere le proprie immagini e informazioni su di sé a disposizione degli altri (il nome stesso del celebre social network deriva proprio dagli album universitari nei quali è possibile trovare informazioni su studenti e staff).

Grazie alla tecnologia è facile reinventare digitalmente cose che già esistevano in maniera analogica, migliorarle, innovarle. Non si possono creare nuovi bisogni, si possono solo trovare maniere nuove e sempre più avanzate per soddisfarli, facendone crescere il peso per ogni persona.

 

La creatività è una capacità combinatoria

Ma da dove arriva la creatività? È una capacità innata, e solo determinate persone potranno sprigionare i suoi straordinari poteri? O è alla portata di tutti?

Come sostiene Maria Popova, è un elemento complesso, “combinatorio“: la capacità di accedere alle informazioni, risorse, storie e stimoli che abbiamo in qualche modo accumulato nella nostra esistenza, di tirarli fuori al momento opportuno e combinarli in qualcosa di nuovo.

Un po’ come i LEGO, con i quali è possibile creare forme nuove e straordinariamente complesse, uniche…eppure sono sempre originate da un numero limitato di mattoncini colorati. Certo che quindi la nostra capacità di combinare gli elementi in maniera inedita dipenderà in larga parte dalla quantità di pezzi che abbiamo accumulato, e quanto questi siano vari in termini di colori, forme, etc.

La contaminazione incrociata di diversi ambiti e studi, conoscenza ampia e sempre crescente, una mente attiva e curiosa: ecco gli elementi necessari per l’innovazione. E grazie a internet, alle connessioni tra persone anche lontanissime e alla capacità di conservare e trovare informazioni in modo facile, questo processo sarà sempre più ampio, impattante e globale.

Ad esempio, l’idea per questo articolo è stata scatenata da un post su LinkedIn. È proprio a partire da quello, studiando ciò che era già stato scritto e le sue origini, che ho trovato gli scritti di Maria Popova e, a ritroso, i pensieri dei grandi innovatori che lei riporta. Non ho inventato niente, ma posso ugualmente proporvi qualcosa di unico, diverso e che prima non c’era: una raccolta di informazioni utili sulla creatività e sul suo ruolo cruciale nel futuro dell’umanità.

unire i puntini creativitàunire i puntini creatività

È quindi la capacità di unire i puntini il segreto. Questi saranno sempre di più e sempre più entropici con il trascorrere del tempo, e sarà più difficile, e quindi sempre più necessario, unirli perché abbiano una forma sensata.

Quando poi saremo in grado non solo di fare questo, ma anche di vedere in quell’ammasso informe di puntini un disegno nuovo, inedito, che nessuno aveva mai visto prima…allora avremo innovato.

 

Allenarsi a unire i puntini: Business e creatività

Se quanto detto sopra è vero, è allenandosi quotidianamente a farlo che avremo maggiori probabilità di riuscirci quella volta che ci dovesse davvero servire.

La creatività sarà quindi un insegnamento sempre più necessario e trasversale, che non vada a coprire solo le giovani menti degli adulti di domani tramite la scuola, ma anche ad essere allenata lungo tutto l’arco della vita delle persone.

Si tratta di un salto quantico per istituzioni scolastiche e aziende, abituate troppo spesso a investire sulle risorse umane in maniera concreta, pratica, attuativa. Eppure, qualcosa si muove.

Ci sono esempi a tutti i livelli, anche nella nostra Italia, di realtà che hanno drizzato le orecchie e si orientano in questa direzione.

H-Farm ad esempio, ben nota per la sua impronta innovativa in altri campi, ha lanciato un progetto scolastico che si fonda proprio su questi principi: H-International School. “Prepariamo gli studenti per un futuro che ancora non possiamo nemmeno immaginare, investendo sulla loro umanità, nel loro talento, incoraggiandoli a inventare e creare” è appunto ciò che si legge nelle prime righe di descrizione del progetto. O ancora i Future Camp di Impactscool, delle summer school rivolte ai ragazzi che promuovono proprio questo tipo di “investimento” per il futuro.

 “I Future Camp rispondono all’esigenza di permettere a ragazze e ragazzi di ‘fare un salto nel futuro’ e di ‘tornare al presente’ con le competenze necessarie per affrontare al meglio il loro percorso formativo, didattico, professionale e umano� spiega Andrea Dusi, Presidente e Co-founder di Impactscool e ideatore dei Future Camp. 

Anche alcune aziende, almeno quelle che hanno una visione più ampia e profonda del proprio capitale umano, investono tempo e denaro per incoraggiarlo a esprimere il proprio potenziale creativo e innovativo. Il classico esempio di Google e della sua politica del 20% del tempo lavorativo dedicata a progetti personali è emblematico.

Si tratta sempre di più di abbracciare una visione meno orientata al profitto a tutti i costi e più al benessere, interno ed esterno, che l’impresa crea. Cercando di introdurre, per prendere in prestito le parole di Brunello Cucinelli, un modello di capitalismo umanistico che elevi l’uomo al massimo del suo potenziale.

Ma non dobbiamo stare ad aspettare che sia qualcosa di altro da noi, che si tratti della scuola o del lavoro, ad allenarci al futuro: possiamo e dovremmo farlo noi stessi. Unire i puntini in modo inedito è una capacità figlia della creatività, di un cervello attivo, di una mente curiosa…tutte cose che abbiamo in abbondanza per natura, ma da cui spesso le nostre noiose e ripetitive vite quotidiane ci anestetizzano.

Sta a ciascuno di noi, quotidianamente, sottoporci allo stimolo giusto. Basta poco: meditare per qualche minuto ogni mattina, per esempio, aiuta a stimolare la concentrazione e la libera associazione di idee. O utilizzare il nostro onnipresente smartphone per qualcosa di diverso dall’aggiornare il feed dei social o le mail, scaricando qualche app che allena la mente come Decoder.

I cinque dettami della London Business School

Le Business Schools più avanzate hanno dei veri e propri programmi per allenare la creatività.

La London Business School, ad esempio, in un recente articolo sulla creatività spiega  cinque concetti fondamentali  “Come andare oltre il business as usual a una svolta creativa: stai connesso, arrabbiato, paranoico. Sii un ladro (di idee) e sii te stesso” .

  1. Paranoia = una sana dose di paranoia è quella che ti permette di non sederti sugli allori. Devi costantemente sfidare il tuo modello di business. Il mondo è pieno di Kodak e Blockbuster che pensavano di non aver nessun sfidante. E sono fallite.
  2. Rabbia= Jack Ma di Alibaba ha detto: “L’opportunità sta nel luogo dove si trovano le lamentele”. La rabbia è un sentimento potente. Quello che ci fa cambiare un prodotto, o un fornitore. Sii aperto alle critiche per capire come migliorare il tuo business.
  3. Sii un ladro=Il fondatore di Walmart, Sam Walton, ha detto: “Le grandi idee vengono da ogni parte, se solo le ascolti e le cerchi. Non si sa mai chi avrà una grande idea”. È il tipo di pensiero che ha portato alla creazione del deodorante per il rollerball – ispirato alla penna a sfera – e del costume da bagno vincitore della medaglia di Michael Phelps – ispirato alla natura sotto forma di pelle di squalo. Esci dalla tua azienda e dal tuo mondo, interrompi la tua routine.
  4. Stai Connesso= La creatività richiede energia. Ma l’energia spesso cala con la routine. Cerca di metterti nelle scarpe di chi usa il tuo prodotto o servizio. Spendi del tempo con loro per capire cosa funziona e cosa non funziona.
  5. Sii reale= Come fare a trasmettere agli altri i progetti che vuoi portare avanti? Devi essere reale. Crea modelli, disegna, produci video o foto. Tutto quello che serve per far capire la tua visione a chi ti sta di fronte. E se proprio devi, fai come Joe Rhode, uno dei più famosi manager della Disney che non riusciva a far accettare l’idea di uno zoo dentro il Disney park. Finchè portò una tigre (vera) alla riunione per far capire cosa intendeva per “incontro ravvicinato con il mondo animale”.

La creatività è come un muscolo, può essere allenato. Non cadere preda della routine, inserisci alcuni comportamenti creativi nella vita di ogni giorno. Incorporando i comportamenti creativi che ripagheranno in modi di lavoro più audaci, veloci e agili, si gettano le basi per un domani a prova di futuro.

 

 

Source: http://www.ninjamarketing.it/

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