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Smart working e video call: quanto è cambiata la nostra quotidianità?

  • Smart working significa lavoro agile, e nasce con l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro.
  • Le piattaforme a cui ci siamo affidati per le nostre video call private e di lavoro, per le nostre video dirette promozionali sono davvero tantissime e tutte offrono grandi possibilità.

 

Ci siamo (quasi) abituati a vedere le nostre e le altrui facce all’interno di piccoli quadrati digitali spalmati sullo schermo del nostro computer. Abbiamo (quasi) imparato che le nuove tecnologie possono essere una risorsa preziosissima per fare rete, metterci in contatto con gli altri e darci speranza. Ci è sembrato di poterne cogliere (quasi) tutte le potenzialità e ci siamo ingegnati per imparare ad utilizzare ciò che ci era ancora sconosciuto.

Gli ultimi mesi hanno messo a dura prova la nostra necessità di vicinanza sociale, quella che ci vedeva durante la settimana a partecipare ad incontri e presentazioni, seduti in ufficio e il sabato sera in giro per la città, eppure ci ha insegnato molto. Ad esempio, che lo smart working non è solo lavorare seduti sulla sedia del proprio studio a casa, ma può significare molto di più. Oppure che un video chiamata non è solo un modo “originale” per sentire qualcuno prima di vedersi al bar.

Smart working, video conferenza, video call e chi più ne ha più ne metta sono parole (e concetti) che, in questi ultimi mesi, sono diventati centrali e fondamentali nelle vite di ognuno di noi. Ci si è dovuti adattare ad un isolamento sociale che ha fatto crescere in noi la spinta ad utilizzare piattaforme e app che aspettavano solo di essere notate.

Tutto questo ha portato alla luce una serie di comportamenti e tendenze sociali che non possono essere ignorate.

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Con lo smart working abbiamo lavorato di più?

Immergersi completamente nel proprio lavoro perché fatto da casa non è proprio ciò che s’intende quando si parla di smart working. Eppure, per molti – almeno all’inizio – è stato così.

In Italia, esistono ancora poche realtà lavorative che hanno adottato lo smart working ed è per questo che quando ci siamo trovati a doverlo praticare per forza ci siamo sentiti un po’ confusi.

“Smart working” significa, letteralmente, “lavoro agile” e nasce con l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro. In che modo? Eliminando il tempo di arrivo e ritorno dalla propria sede di lavoro e ripensandolo come spazio da dedicare alla famiglia e a se stessi, permettendo alle persone di sentirsi a proprio agio in un ambiente familiare come la propria casa e, in questo modo, aumentando la produttività e il benessere del lavoratore.

Intendere lo smart working come un’immersione totale nel proprio lavoro e non tenere più presente orari e spazi di identificazione personale e familiare è stato uno sbaglio. Questo bisogna tenerlo a mente e cercare metodi di regolarizzazione di questo prezioso modo di lavorare.

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La narrazione del contesto domestico

In questi mesi di quarantena, siamo stati abituati a vederci immersi in un contesto ambientale – sempre lo stesso – che è diventato parte di noi: la nostra casa, le nostre pareti, le nostre librerie sono entrate a far parte dell’immaginario di ognuno dei nostri contatti perché essi quando avevano a che fare con noi, dovevano avere a che fare, per forza di cose, anche con i “nostri oggetti”.

E questo ci ha resi quasi un tutt’uno con le nostre stanze, tanto che esse hanno acquisito un nuovo significato sociale. Sono diventate – dal punto di vista sociologico – dei segni definitori della nostra immagine. Un’immagine non più libera di potersi adattare ai vari contesti sociali, ma radicata ad uno spazio che ha rappresentato il nostro spazio vitale per molto tempo.

E così, anche se solo momentaneamente, abbiamo iniziato a pensare alle persone della nostra vita inserite in contesti casalinghi ormai imprescindibili per la nostra mente.

Ha preso vita, così, la narrazione del nostro personale contesto domestico. Rimane da chiedersi quanto questo influirà sulle nostre percezioni future? Quando siamo ormai radicato al nostro universo casalingo?

L’importanza dell’essenziale

Ogni giorno, milioni di persone si sono collegate al proprio smartphone per mettersi in contatto con amici e parenti. Le video chiamate hanno preso il posto di caffè e aperitivi al bar, di feste e visite ai parenti, di passeggiate e uscite di gruppo. Una delle conseguenze è stata la conica convergenza dell’essenziale: le chiacchierate sono state private di saluti e frasi di circostanza, di attese e di ritardi agli appuntamenti, di vuoti e delle argomentazioni più banali e superflue. L’essenziale ha preso il sopravvento ed ha acquisito importanza.

Da Zoom a Microsoft Teams: tutte le app per le video call

Le piattaforme a cui ci siamo affidati per le nostre video call private e di lavoro, per le nostre video dirette promozionali sono davvero tantissime e tutte offrono grandi possibilità. Eccone alcune:

Zoom, regina indiscussa della quarantena

Una delle più utilizzate durante questi mesi di lockdown è stata l’app Zoom. Compleanni a distanza, lezioni di ginnastica e video chiamate di gruppo: Zoom riesce a connettere 100 persone e riesce ad affiancarle tutte nella stessa schermata. L’unico limite è che la versione gratuita preveda solo 40 minuti di chiamata.

Skype, quella di sempre

C’era prima della quarantena ed è rimasta lì, a combattersi il suo ruolo con Zoom, senza mai abbandonare il campo. Skype è l’app per eccellenza per fare video chiamate e colloqui online. Permette di connettere fino a 50 persone. Il suo limite è che all’aumentare dei connessi la qualità ne risente un po’.

Facebook Rooms

Quando Facebook ha lanciato Rooms, tutti ci siamo ritrovati nella “stanza” di qualcuno e ci siamo chiesti e ora che si fa? 

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Intuitiva, facile e di qualità la video chiamata di gruppo su Facebook può essere avviata tramite pochissimi click, la qualità è buona e consente di connettere fino a 50 persone.

Houseparty

Moderna, giovane, fresca. Houseparty è la nuova arrivata tra le app per video chiamate. Pensata per gli amici, connette fino ad 8 persone ala volta e include dei giochini da poter fare in compagnia.

Microsoft Teams

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L’app usata per le lezioni universitarie e per la formazione. Bisogna scaricarla, creare una “classe virtuale” e invitare le persone tramite mail. Si tratta dell’app ideale per tenere delle lezioni online private: consente di condividere lo schermo (per mostrare eventuali slides), l’alzata di mano di chi ascolta, la condivisione di file e la funzione chat privata.

E tu, quale app hai utilizzato per connetterti con le persone della tua vita durante il lockdown?

E ora, continuerai ad utilizzarle?

Source: http://www.ninjamarketing.it/

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