Esiste un’economia circolare basata sulla cacca (e potrebbe capovolgere gli equilibri mondiali)

Presto i sistemi di gestione dei rifiuti in Africa e in India potrebbero superare quelli dei paesi sviluppati in termini di sostenibilità ed efficienza. Una necessità, prima di tutto, ma anche conseguenza di importanti investimenti.

Appena qualche mese fa Bill Gates si presentava sul palco a Pechino tenendo in mano un barattolo di feci umane durante il suo discorso al Reinvented Toilet Expo, annunciando la volontà di commercializzare servizi igienici futuristici.

Attraverso Reinvent the Toilet Challenge della Fondazione, Bill e Melinda hanno donato, negli ultimi 7 anni, 200 milioni di dollari ad alcuni team che cercano di sviluppare servizi igienici che non utilizzino acqua, per purificare le deiezioni e trasformarle in prodotti dal valore commerciale come fertilizzanti o combustibile per produrre energia.

In questi Paesi si studiano già da tempo, ad esempio, sistemi per trasformare anche i rifiuti biologici umani in compost e fertilizzante per la coltivazione, con tanto di Acceleratori dedicati.

BioCycle, azienda fondata a Durban, in Sud Africa, nel 2014, utilizza un processo naturale molto efficiente per riciclare i rifiuti umani, attraverso la digestione da parte di particolari larve, che a loro volta possono poi essere trasformate in mangimi, biodiesel o persino lozioni e creme.

E il problema del riutilizzo di questi rifiuti è molto sentito anche in Cina, dove nel 2015 il presidente Xi Jinping ha auspicato una “rivoluzione del gabinetto” a livello nazionale.

Ma come trasformare questo problema globale in una opportunità per la crescita della sostenibilità a livello globale e per la nascita di nuovi business nell’ottica dell’economia circolare?

LEGGI ANCHE: Economia circolare: in Italia siamo bravi, ma non lo sappiamo ancora (dice il rapporto AGI/Censis)

Qualche dato

Secondo un report del 2017 dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Unicef, 2,8 miliardi di persone – il 38% della popolazione mondiale – non hanno accesso alle fogne e depositano i loro rifiuti in cisterne e latrine. Questi spesso si riempiono eccessivamente o vengono svuotati senza riguardo per la sicurezza e per l’ambiente.

Entro il 2030 si stima che il numero di persone che useranno cisterne o latrine salirà a 5 miliardi, mentre allo stesso tempo diminuiranno gli aiuti internazionali per acqua e servizi igienico-sanitari.

Iniziative di alto profilo come i Millennium Development Goals sono serviti a dare un primo servizio igienico comune a moltissime persone, ma non hanno risolto il problema dello smaltimento di quei rifiuti.

Infine, secondo una ricerca del 2015 della United Nations University di Hamilton, in Canada, se tutte le feci umane prodotte annualmente fossero convertite in biogas, fornirebbero elettricità a oltre 138 milioni di famiglie. I residui rimanenti possono poi essere essiccati in un combustibile simile al carbone dato dalla legna per l’uso di altri 130.000 di persone.

Ingegneri e Architetti tentano di risolvere il problema sull’Everest

Il Monte Everest oggi è più accessibile che mai. Attrezzature migliori, guide più preparate all’impresa, innovazioni tecnologiche, hanno fatto sì che più di 36.000 persone visitassero la regione nel 2016, segnando un aumento del 34% delle visite rispetto all’anno precedente.

Naturalmente un maggior numero di persone comporta anche un aumento degli escrementi umani che vengono scaricati ogni anno al campo base del Monte Everest, restando lì stipati in barili blu fino a quando gli Sherpa non li trasportano al laghetto ghiacciato che oggi è diventato una sorta di discarica. Partendo da questo problema Garry Porter, scalatore e ingegnere in pensione, ha co-fondato il Mount Everest Biogas Project.

La soluzione ideata dal team consiste nel trasformare tutti i rifiuti in energia utilizzabile attraverso uno strumento chiamato “digestore di biogas”.

Dispositivi high-tech carichi di batteri, in grado di digerire i rifiuti organici, producendo gas metano e un fertilizzante liquido come sottoprodotto. Il gas ovviamente può essere utilizzato per alimentare stufe o fornelli.

L’importanza di soluzioni di economia circolare per i viaggi nello spazio

Il dibattito sull’economia circolare va di pari passo con quello sulla possibilità dei viaggi spaziali. Tanto che alcuni ricercatori della Clemson University nella Carolina del Sud avrebbero recentemente ottenuto finanziamenti dalla NASA per creare un sistema a circuito chiuso su un veicolo spaziale che potrebbe trasformare le feci degli astronauti in cibo, fertilizzanti e altri materiali utili per lunghi voli spaziali.

Si tratta di un passo fondamentale in un contesto nel quale non è possibile accumulare rifiuti per periodi eccessivamente lunghi, ma è necessario riciclarli e recuperarli, trasformando l’economia dello spreco in una economia del riutilizzo.

Dai diamanti non nasce niente…

Durante il TEDxAmsterdam 2009, Louise Vet, professore di Ecologia Evolutiva presso l’Università di Wageningen e direttore dell’Istituto di Ecologia dei Paesi Bassi (NIOO), ha spiegato la differenza tra la nostra attuale economia lineare (take-make-waste) e l’economia circolare della natura, dove i rifiuti sono cibo e l’energia viene dal sole. Se consideriamo l’economia lineare, ogni giorno noi distruggiamo il nostro habitat naturale per ottenere energia, cibo e risorse.

Anche nel nostro ciclo nutritivo dovremmo applicare questo concetto. Louise Vet si concentra in particolare sul fosforo, un elemento essenziale e insostituibile per tutte le forme di vita ma non rinnovabile. “Dalla metà del XX secolo – spiega – abbiamo quadruplicato il flusso ambientale del fosforo. E anche se siamo a corto di esso, non ricicliamo il fosforo ove possibile. Scorre invece negli oceani, dove non solo inquina i nostri ecosistemi marini, ma diventa anche indisponibile per la vita. Il fosforo è nel nostro DNA, nelle ossa, nel sangue, ma anche nelle nostre feci e nelle urine”, spiega.

Quindi, possiamo ricavarlo direttamente dalle nostre feci. E questo è ciò che è stato fatto nel suo edificio NIOO, dove invece di utilizzare il normale sistema fognario, l’acqua che viene utilizzata per sciacquare i servizi igienici viene pulita in un processo che produce biogas e alimenta con fosforo e altri nutrienti delle alghe. Queste alghe possono, a loro volta, essere raccolte per produrre bioplastiche, alimenti per animali, biodiesel e molte altre cose.

LEGGI ANCHE: Col Biotech avremo medicina personalizzata e agricoltura sostenibile (e un mercato enorme su cui investire)

Anche in Italia c’è chi trasforma la cacca in una risorsa

A Castelbosco, provincia di Piacenza, c’è il Museo della Merda. Una realtà industriale che produce latte per il Grana Padano, in cui ogni giorno 3.500 bovini producono circa 500 quintali di latte e 1.500 di sterco, ha fatto nascere l’idea dalla mente dell’imprenditore agricolo Gianantonio Locatelli, trasformando un problema in un progetto ecologico, produttivo e culturale avveniristico.

Dal letame ricavano elettricità (fino a 3 megawatt all’ora), si legge sul sito, riscaldano gli edifici e gli uffici dell’azienda, producono concime.

Ma hanno dato vita a un progetto culturale ancora più grande, dato che questo è un vero e proprio museo, in cui si organizzano visite private agli allevamenti ma anche alla collezione di opere d’arte del castello tardo-medioevale adiacente allo stabilimento.

“Non c’è trasformazione senza produzione”, l’idea alla base di questa realtà, che oggi produce anche oggetti in Merdacotta®, “materiale che sintetizza i principi di sostenibilità e trasmutazione alla base degli obiettivi scientifici del Museo”.

I prodotti ricavati dalle deiezioni

Ma gli oggetti del museo piacentino non sono gli unici che nascono dalle feci. Invece di abbattere gli alberi, Poopoo Paper, ad esempio, raccoglie fibre già mangiate da elefanti, cavalli, mucche, panda e altri erbivori per la sua linea di prodotti di carta. I sistemi digestivi di questi animali hanno difficoltà a rompere le fibre vegetali, il che significa che le setole, simili a peli, rimangono in gran parte intatte una volta defecate. Gli escrementi vengono quindi sciacquati e bolliti per disinfettare la fibra ed eliminare gli odori, e la polpa risultante viene miscelata con altre fibre naturali, che aiutano a creare un materiale abbastanza omogeneo che sarà poi trasformato in articoli di cancelleria.

Un’altra azienda si dedica, invece, alla produzione di orecchini di coprolite: può sembrare una gemma preziosa, in realtà il nome si riferisce alle feci animali fossilizzate. Nel tempo, i depositi minerali come il silicato e il fosfato di calcio sostituiscono la maggior parte della composizione organica originale degli escrementi, dando origine a una pietra dura e inodore che è difficilmente distinguibile da una roccia, tranne che all’occhio allenato di un paleontologo o di un paleoscatologo (uno scienziato che studia cacca preistorica). I cumuli conservati provengono da una varietà di creature, ognuna delle quali ha una forma caratteristica.

Riesci a immaginare di pagare centinaia di dollari per bere un caffè fatto di cacca? Il caffè prodotto dalle feci dello zibetto è una miscela ricavata dagli escrementi di questo piccolo animale notturno. La bestiola si nutre di bacche di caffè, ne digerisce la polpa carnosa, che passa attraverso il suo tratto gastrointestinale, quindi defeca i chicchi di caffè non digeriti, che vengono raccolti, lavati e tostati.

Si tratta di un caffè molto particolare, secondo chi l’ha bevuto, anche se molte polemiche sono nate intorno al trattamento che questi animali subiscono laddove la raccolta dei chicchi è diventata intensiva e viene fatta in veri e propri allevamenti.

Ma gli usi delle feci come base produttiva sono davvero i più disparati: si va dai mattoni da costruzione, all’idea di una startup molto creativa che permette di spedire un barattolo di cacca a chiunque tu voglia.

LEGGI ANCHE: Dal riciclo dei cellulari al futuro dei trasporti, 5 spunti tech per la Giornata della Terra

Da scarto a risorsa: il miracolo dell’economia circolare

Se consideriamo i rifiuti umani come una risorsa anziché come “scarti”, potremmo ottenere servizi igienici per miliardi di persone che ne hanno bisogno molto più rapidamente. Trasformare la cacca e la pipì in energia, in letame agricolo, mangimi per animali e persino in prodotti farmaceutici potrebbe creare flussi di reddito preziosi, rendendo più facile l’investimento nelle infrastrutture igienico-sanitarie.

Secondo una relazione della Toilet Board Coalition, proprio i paesi a basso reddito potrebbero in questo modo scavalcare paesi più maturi, assumendo grandi opportunità nel ciclo “biologico” (o biociclo), così come nel ciclo “tecnico” (riciclaggio di metalli e plastica).

Source: http://www.ninjamarketing.it/

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Pensa ai diversi bisogni del Suo marchio?

Contattaci e saremo più che felici di offrirle più informazioni e soluzioni.